Se siete tra i milioni di italiani che hanno provato a prenotare una visita dal proprio medico di famiglia e si sono sentiti rispondere “il dottore è in ferie, ma il sostituto non arriva fino a settembre”, sapete già di cosa parliamo. La carenza di medici di base è un problema concreto che tocca la vita di tutti i giorni, e dietro ai numeri ufficiali si nasconde una riforma in arrivo — il decreto Schillaci — che promette di cambiare le regole del gioco.

Medici di famiglia attivi in Italia (2021): 40.250 ·
Carenza stimata (dato Gimbe): oltre 5.700 ·
Calo rispetto al 2020: circa 2.000 in meno

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Impatto esatto della riforma Schillaci sulle assunzioni
  • Stipendio preciso dal 2026 senza dati ufficiali definitivi
  • Numero esatto di medici che lasceranno la professione nei prossimi anni
3Segnale temporale
  • Decreto Schillaci atteso entro maggio 2026 (Sky TG24 – testata nazionale)
  • Case di Comunità pienamente operative entro giugno 2026 (Avvenire – quotidiano cattolico)
4Cosa viene dopo
  • Introduzione del medico di base dipendente SSN (volontario)
  • Nuovo modello di remunerazione basato su presa in carico dei cronici
  • Possibili modifiche al corso di formazione in medicina generale

Quattro dati chiave, uno schema chiaro: la situazione attuale dei medici di famiglia in Italia è fatta di numeri precisi e di ombre da chiarire, con una riforma alle porte che potrebbe ridisegnare l’intero rapporto di lavoro.

Indicatore Valore Fonte
Numero medici di famiglia (2021) 40.250 Rapporto Agenas via Sky TG24
Carenza stimata (Gimbe) oltre 5.700 Sky TG24 – testata nazionale
Calo netto 2019-2024 -5.197 unità Sky TG24 – testata nazionale
Media assistiti per medico 1.383 Sky TG24 – testata nazionale
Durata corso formazione medicina generale 3 anni Ministero della Salute
Stipendio con 1500 pazienti variabile (da fonti ufficiali) Dato in aggiornamento – si veda sezione stipendi
Case di Comunità operative (al 31/12/2025) 66 su 1.715 previste Avvenire – quotidiano cattolico
Decreto Schillaci previsto entro maggio 2026 Sky TG24 – testata nazionale

Quanti sono in Italia i medici di base?

Dati Gimbe sulla carenza di medici di famiglia

Secondo la Fondazione GIMBE (osservatorio indipendente sulla sanità), nel 2021 erano attivi 40.250 medici di famiglia. Una cifra che sembrava già bassa, ma che dal 2019 al 2024 è calata ulteriormente di 5.197 unità. Il risultato: oggi mancano oltre 5.700 medici di base per coprire il fabbisogno stimato.

  • Ogni medico di base segue in media 1.383 assistiti, un carico superiore al livello ottimale raccomandato (Sky TG24).

Confronto con gli anni precedenti

Il trend è in discesa costante: nel 2020 i medici attivi erano circa 42.000, nel 2021 40.250, e il calo non si è fermato. I pensionamenti non trovano ricambio: i bandi per nuovi medici di base restano spesso deserti, soprattutto nelle regioni del Sud.

Numeri per regione

Il dato nazionale nasconde forti differenze territoriali. Regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna hanno una densità più alta, mentre Calabria e Sicilia registrano picchi di carenza. Mancano però dati pubblici aggiornati regione per regione dopo il 2021.

Il punto: l sistema si regge su meno medici che nel 2020, con un carico di assistiti in crescita e un ricambio insufficiente. Per le regioni del Mezzogiorno, la prospettiva è di ulteriore sofferenza.

Perché non ci sono più medici di base?

Cause della carenza: pensionamenti e pochi nuovi ingressi

La combinazione è letale: da un lato i medici di famiglia in attività hanno un’età media elevata (oltre 55 anni per molti), dall’altro i corsi di formazione in medicina generale producono poche decine di nuovi professionisti all’anno. Il risultato è che i pensionamenti superano le nuove entrate.

Bandi deserti e riforma Schillaci

I bandi per assegnare i nuovi posti da medico di base vanno spesso deserti. Per affrontare la crisi, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha proposto un decreto-legge atteso entro maggio 2026 (Sky TG24). La riforma prevede la possibilità – su base volontaria – di passare dall’attuale convenzione con le Asl a un contratto da dipendente del Servizio sanitario nazionale (Qui Salute – testata sanitaria).

Il punto

Per i medici di base, la riforma Schillaci significa uscire dalla libera professione convenzionata per entrare in un rapporto di lavoro subordinato con il SSN. Un cambio radicale che per molti è un salto nel buio, per altri l’unica via per garantire servizi stabili sul territorio.

Confronto con altri Paesi europei

In Germania e Francia il rapporto medico-paziente è mediamente più basso (rispettivamente 1.200 e 1.100 assistiti per medico), e il modello di lavoro dipendente è più diffuso. L’Italia è tra i pochi Paesi europei in cui il medico di base è ancora prevalentemente un libero professionista.

Il punto: a carenza è il risultato di pensionamenti massicci, formazione insufficiente e un modello organizzativo che la riforma Schillaci vuole cambiare. Per i cittadini, il rischio concreto è di rimanere senza un medico di riferimento nelle aree più fragili.

Qual è lo stipendio di un medico di base in Italia?

Stipendio medio netto e lordo

Lo stipendio di un medico di base non è fisso: dipende dal numero di assistiti, dal tipo di prestazioni erogate e dagli incentivi per la presa in carico dei pazienti cronici. La parte fissa è la quota capitaria (circa 70-75 euro annui per assistito), a cui si aggiungono voci variabili.

Secondo le stime più recenti, un medico con un numero medio di 1.000 pazienti può guadagnare circa 70.000-80.000 euro lordi all’anno, mentre con 1.500 assistiti si sale verso 100.000-110.000 euro lordi, al netto delle spese di studio, assicurazione e formazione (Avvenire).

Guadagno in base al numero di pazienti

La correlazione è diretta, ma con un tetto massimo di 1.500 assistiti per medico (elevabile a 2.000 in alcune situazioni). Con 1.500 pazienti il guadagno annuo lordo può arrivare a circa 110.000 euro, che al netto diventano circa 60.000-65.000 euro, considerando le spese professionali. Un dato, però, che potrebbe cambiare con la riforma: il nuovo modello di remunerazione non sarà più legato esclusivamente al numero di assistiti, ma alla partecipazione alla rete territoriale e alla presa in carico dei pazienti fragili (Avvenire).

Prospettive per il 2026

Al momento non ci sono dati ufficiali definitivi sul reddito futuro. Se la riforma Schillaci verrà approvata, il passaggio a dipendente SSN comporterà uno stipendio fisso (si parla di circa 80.000-100.000 euro lordi annui per un tempo pieno), ma potrebbe essere accompagnato da una riduzione dell’autonomia gestionale. Le trattative sindacali sono in corso.

Il punto: oggi un medico di base con 1.500 pazienti può guadagnare oltre 100.000 euro lordi, ma la riforma potrebbe cambiare le regole, spostando il peso dalla quantità alla qualità della presa in carico. Per i giovani che vogliono entrare, il futuro è incerto.

Che differenza c’è tra medico di base e medico di famiglia?

Definizioni ufficiali

I due termini sono usati come sinonimi nella vita di tutti i giorni, ma dal punto di vista normativo c’è una sfumatura: “medico di medicina generale” (MMG) è il titolo professionale, mentre “medico di base” e “medico di famiglia” sono espressioni colloquiali. In Italia, il medico di base è un medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (Ministero della Salute).

Medico di medicina generale vs medico di assistenza primaria

Con la riforma Schillaci si introduce la figura del “medico di assistenza primaria a ciclo di scelta”: un professionista che opera all’interno delle Case di Comunità, in équipe con infermieri e specialisti. Il cambio di nome riflette un cambio di ruolo: non più libero professionista a contratto, ma parte integrante di una struttura sanitaria pubblica (Qui Salute).

Medico di base privato vs convenzionato

Esistono anche medici di base privati che lavorano senza convenzione SSN: in quel caso il paziente paga la prestazione di tasca propria. La maggior parte dei medici di famiglia in Italia è però convenzionata, e il servizio è gratuito per i cittadini (ticket esclusi).

Il punto: a differenza è più legale che pratica, ma la riforma potrebbe trasformare il “medico di famiglia” in un “medico di assistenza primaria” dipendente pubblico. Per il cittadino, il punto di riferimento resta lo stesso, ma cambia il modello organizzativo.

Per chiarire le differenze, ecco una tabella comparativa.

Caratteristica Medico di base / medico di famiglia Medico di assistenza primaria (nuova figura)
Rapporto con SSN Convenzione (libero professionista) Dipendente SSN (o convenzionato con contratto speciale)
Retribuzione Quota capitaria per assistito + voci variabili Stipendio fisso + eventuali premi per presa in carico
Luogo di lavoro Studio privato (spesso in casa) Casa di Comunità o ambulatorio pubblico
Massimale assistiti 1.500 (fino a 2.000 in casi eccezionali) In fase di definizione (probabile riduzione)
Autonomia organizzativa Completa (orari, ferie, sostituzioni) Regolata da contratto e turni della struttura
Formazione richiesta Corso triennale di formazione in MG (o specializzazione) Stessa formazione, ma con eventuale aggiornamento obbligatorio

Il quadro mostra come la riforma stia ridisegnando non solo il nome ma l’intera architettura del rapporto di lavoro.

Come diventare medico di base?

Percorso formativo: laurea e specializzazione

Il primo passo è la laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni). Successivamente si può scegliere tra due strade: il corso triennale di formazione specifica in medicina generale (gestito dalle regioni) oppure la specializzazione in medicina generale (recentemente istituita, in via di riforma). Il corso triennale è ancora il percorso più comune (Ministero della Salute).

Corso regionale per medici di medicina generale

  1. Conseguire la laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni).
  2. Scegliere tra il corso triennale di formazione specifica in medicina generale (percorso più comune) o la specializzazione in medicina generale.
  3. Completare la parte teorica e il tirocinio pratico presso studi di medici tutor e strutture del SSN.
  4. Sostenere l’esame di abilitazione e iscriversi all’ordine dei medici.
  5. Partecipare ai bandi regionali per l’assegnazione dei posti di medico di base, scegliendo la sede tra quelle disponibili.

Concorsi e selezione

L’assegnazione dei pazienti avviene tramite graduatorie regionali, che tengono conto del punteggio del corso e dell’anzianità. I nuovi medici scelgono la sede tra quelle disponibili: spesso le zone montane o disagiate restano scoperte, e i bandi vanno deserti. La riforma Schillaci punta a rendere più attrattiva la professione, anche con incentivi economici per le aree carenti (Sky TG24).

  • Per chi è già laureato in Medicina, il percorso per diventare medico di base richiede in media 3-4 anni (corso + tirocinio).
  • I posti disponibili ai concorsi sono spesso inferiori alle richieste, ma molte sedi restano scoperte.
Il punto: diventare medico di base richiede 9 anni di studio (6 di laurea + 3 di corso) e poi la partecipazione a un concorso regionale. Per chi è disposto a lavorare in aree disagiate, le possibilità di impiego sono alte, ma la professione sta cambiando volto.

Timeline: l’evoluzione della carenza e della riforma

Periodo Evento
2021 40.250 medici di famiglia attivi in Italia (Rapporto Agenas) (Sky TG24)
2022-2023 Aumento pensionamenti e bandi deserti; carenza segnalata da Gimbe
2024 Proposta di riforma Schillaci per i medici di famiglia (Sky TG24)
Entro maggio 2026 Attesa approvazione del decreto-legge Schillaci (Sky TG24)
Giugno 2026 Prevista piena operatività delle Case di Comunità (Avvenire)
2026-2027 Possibile introduzione delle nuove regole e del modello di lavoro dipendente

Il calendario indica che i prossimi mesi saranno decisivi per il futuro della medicina generale in Italia.

Cosa tenere d’occhio

Per i 40.250 medici di famiglia attivi, i prossimi dodici mesi saranno decisivi: il decreto Schillaci potrebbe trasformare il loro status da liberi professionisti a dipendenti pubblici, con conseguenze dirette su orari, stipendi e autonomia.

Cosa è confermato e cosa resta incerto

Fatti confermati

  • Carenza di medici di base in Italia: oltre 5.700 mancanti (Gimbe via Sky TG24)
  • Calo di 5.197 medici tra 2019 e 2024 (Sky TG24)
  • Ogni medico segue in media 1.383 assistiti (Sky TG24)
  • Decreto Schillaci atteso entro maggio 2026 (Sky TG24)
  • Case di Comunità operative al 31/12/2025: solo 66 su 1.715 previste (Avvenire)
  • “Medico di base” e “medico di famiglia” sono termini sinonimi nella pratica (Ministero della Salute)

Cosa resta incerto

  • Impatto esatto della riforma Schillaci sulle assunzioni
  • Stipendio preciso dal 2026 (mancano dati ufficiali definitivi)
  • Numero esatto di medici che lasceranno la professione nei prossimi anni
  • Reazioni del sindacato e possibilità di scioperi contro la riforma
  • Ruolo esatto del medico di assistenza primaria a ciclo di scelta

Le voci del dibattito

«Ne mancano oltre 5.700.»

– Fondazione GIMBE (osservatorio indipendente sulla sanità), citata da Sky TG24

«Siamo contrari a far regredire i medici di famiglia ad anonimi burocrati.»

– Forza Italia (partito politico), in opposizione alla riforma Schillaci, da Avvenire

«L’obiettivo centrale della riforma è integrare stabilmente i medici di base nel modello organizzativo delle Case di Comunità.»

– Qui Salute (testata sanitaria), analisi del decreto

«Al 31 dicembre 2025 erano solo 781 le Case di Comunità con almeno un servizio e 66 le strutture pienamente operative, a fronte delle circa 1.715 programmate.»

– Avvenire (quotidiano cattolico), dati al 2025

Conseguenze e prospettive

La riforma Schillaci non è solo un aggiornamento normativo: è il tentativo più radicale degli ultimi decenni di ripensare il ruolo del medico di famiglia in Italia. Se passerà, i 40.250 medici di base oggi in attività dovranno scegliere se restare liberi professionisti o diventare dipendenti pubblici, con effetti immediati su orari, reddito e autonomia. Per i cittadini, la posta in gioco è la continuità delle cure: in molte aree del Paese, senza un cambio di modello, il rischio concreto è di rimanere senza un medico di riferimento. Per il governo, la sfida è riuscire a rendere attrattiva una professione che oggi fatica a trovare ricambio generazionale. Per i giovani medici, l’alternativa è chiara: o si adatta al nuovo modello, o si cerca fortuna all’estero.

La situazione è ben descritta in un’analisi approfondita sulla carenza e stipendio dei medici di base in Italia.

Domande frequenti

I medici di base possono lavorare anche privatamente?

Sì, possono svolgere attività privata al di fuori della convenzione SSN. In quel caso il paziente paga la prestazione. La maggior parte dei medici di base però opera in regime convenzionato, che offre la visita gratuita (ticket esclusi).

Quanti pazienti può avere al massimo un medico di base?

Il massimale è fissato a 1.500 assistiti per medico, elevabile fino a 2.000 in casi eccezionali (ad esempio in aree con carenza di medici). Superare questo limite non è consentito dalla convenzione nazionale.

Cosa fare se non si ha un medico di base?

Ci si può rivolgere alla Asl di residenza per l’assegnazione temporanea di un medico disponibile nella zona. In alternativa, si può scegliere un medico di base di un comune limitrofo. In molte città esistono elenchi di medici che accettano nuovi assistiti.

Il medico di base è obbligatorio?

No, non è obbligatorio avere un medico di base, ma è consigliato per avere accesso alle prestazioni del SSN (prescrizioni, visite specialistiche, ricette). Senza medico di base non si possono ottenere esami o farmaci con il sistema pubblico.

Come cambiare medico di base?

Basta recarsi presso l’Asl di residenza o il distretto sanitario di riferimento e compilare il modulo di cambio medico. La procedura è gratuita e può essere fatta anche online in molte regioni. Il cambio è immediato.

Quali sono i compiti del medico di base?

Il medico di base ha il compito di curare i propri assistiti, prescrivere farmaci e esami, fornire certificati medici, effettuare visite domiciliari in caso di necessità, e indirizzare il paziente verso specialisti o ricoveri ospedalieri. Non esegue interventi chirurgici né grandi esami strumentali.

Il medico di base prescrive esami specialistici?

Sì, il medico di base può prescrivere esami di laboratorio, visite specialistiche, ecografie e radiografie. Per esami più complessi (TAC, risonanza) serve spesso il parere di uno specialista, ma il medico di base può comunque autorizzarli.

Letture correlate: Sanità Pubblica Italia: Guida SSN e Accesso Gratuito · Liste Attesa Sanità – Tempi Medi, Regioni Critiche e Guida